martedì, settembre 16, 2008

Bonolis intervista Allen

Pubblico con qualche mese di ritardo un’intervista che Woody Allen ha rilasciato a Paolo Bonolis per la trasmissione di Canale 5 “Il senso della vita”, era il gennaio 2006.

allego il link del video, potete (e ve lo consiglio) leggere parte dell’intervista sotto il video. Buon ascolto e lettura.

Alla fine, il doppiatore storico di Woody Allen, Oreste Lionello si dissocerà da queste parole… ma questa è un’altra storia, che è meglio non trattare qui né altrove.

Clicca qui per il video dell'intervista

Bonolis: […] «Per quello che riguarda invece la morte, la morte più tipica come concetto, non comminata come sentenza a qualcuno. A lei capita di pensarci, che cosa ne pensa quando le capita di pensarci?»

Allen: «Devo dire di avere una scarsissima considerazione della morte. E' tra le cose che preferisco di meno. Credo che essere umani significhi essere ossessionati dalla propria mortalità. Ognuno di noi la affronta in modo diverso. Siamo tutti consapevoli del nostro essere finiti. Alcuni preferiscono dire: «Non mi importa, la vita è meravigliosa». Altri preferiscono dire: «Io sono religioso, ci sarà un'altra vita nell'aldilà, non mi preoccupo». Altri si distraggono con il sesso, la sessualità. Altri con la politica, o il lavoro. Altri costruendo grandi piramidi e opere d'arte. Alla fine, però, ci ritroviamo tutti nella stessa posizione. E' una prospettiva molto triste: inafferrabile, ineluttabile, spaventosa, su cui non c'è niente di buono che si possa dire».

Bonolis: «Che cosa desidererebbe rimanesse di lei, dopo, per il mondo, per i suoi cari?»

Allen: «Per me non importa, perché quando sei morto sei morto. Spero che i miei figli e la mia vedova avranno una bella vita, ma quando non ci sarò più non mi importa di quello che farete di me. Io ho firmato uno di quei moduli in cui ho accettato di donare gli organi, non so... gli occhi, il cuore, i reni. Potrete dimenticarvi di me, dei miei film, gettarli in mare»

Bonolis: «Lei è ebreo e questo è un argomento centrale nel suo lavoro. Ecco, che differenza c'è tra un ebreo e un cristiano? E che rapporto ha lei oggi con Dio?»

Allen: «Prima di tutto io non credo in Dio. Sono ateo, non sono religioso. E non credo che esistano differenze tra ebrei e cristiani, sono solo nomi attribuiti ad alcuni gruppi che sono molto inutili al mondo. Non credo che tra le persone debbano esistere queste differenze, io non credo in nessuna di queste religioni. Credo che le religioni siano soltanto organizzazioni, gruppi politici composti da ciarlatani. Ebrei, cristiani, musulmani... sono tutti uguali. Tutti a dirci di sapere quello che vuole Dio, come dobbiamo vivere la nostra vita. Vogliono la nostra fedeltà, i nostri soldi... Io, questi gruppi, li considero uno spreco di tempo. Sono soltanto l'opportunità di aderire a un circolo che esclude gli altri. Che ci dice: «Non sposare una persona dell'altro circolo, sii fedele alle persone del tuo circolo». E' puro sciovinismo, senza alcun tipo di sentimento religioso. Io non ho nulla in contrario ai sentimenti religiosi personali. Tutti gli esseri umani al mondo possono provare sentimenti religiosi personali e un senso di trascendenza, nel senso che esista qualcos'altro, che esista un profondo senso della vita. Sono sentimenti legittimi. Io personalmente non ci credo. Molti, invece, sì e io li rispetto, ma questo non ha nulla a che fare con i gruppi organizzati, con le loro regole, i soldi che ti fanno pagare, le usanze che ti fanno seguire, i vestiti che ti fanno indossare, le gerarchie cui ti fanno obbedire, e che ti dicono poi di avere le risposte alla vita. Tutto questo io lo trovo veramente assurdo, completamente»

Bonolis: […] «Fino a che punto la fortuna conta nella vita?»

Allen: «Alla domanda se preferisci essere bravo o fortunato, la risposta è: fortunato. Perché se sei fortunato le cose ti vanno bene, hai una vita felice e il successo. Se sei bravo, sarai anche bravo, ma potresti comunque avere una vita meschina, piena di insuccessi e di insoddisfazioni. Guarda che non conta se sei bravo. Devi essere fortunato»

Bonolis: «Questa trasmissione si chiama Il senso della vita. Qual è il suo senso della vita?»

Allen: «Io trovo che la vita non abbia alcun senso. Il trucco, nella vita di un artista, di un intellettuale - cosa che io non sono -, di un pensatore, consiste nel capire come potere tirare avanti consapevoli di questa terribile realtà, di quanto priva di senso sia la vita e, alla fine, di quanto siamo schiacciati dall'enormità dell'universo, cercando di trovare un piacere, una gioia, una ragione per continuare. Questo è il grande conseguimento di una vita».

martedì, settembre 02, 2008

tratto da repubblica:

Un gruppo di ricercatori si era appellato alla Corte europea dei diritti dell'uomo
Secondo gli oppositori l'acceleratore di particelle potrebbe generare un buco nero

Lhc, via libera da Strasburgo "L'esperimento vada avanti"

Dai giudici no all'appello. Il 10 settembre il test a Ginevra


Lhc, via libera da Strasburgo "L'esperimento vada avanti"

Il Large hadron collider

STRASBURGO - Via libera anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'esperimento del Cern che, grazie all'accelleratore "Large hadron collider" (Lhc), cercherà di riprodurre le condizioni immediatamente successive al Big Bang che ha generato l'universo. I giudici si sono pronunciati dopo la denuncia di un gruppo di ricercatori, convinti che il test genererà un buco nero in grado di risucchiare il pianeta.

La causa. Gli oppositori dell'esperimento, guidati da Markus Goritschnig, si erano rivolti alla Corte di Strasburgo, chiedendo che venissero applicate misure di blocco nei confronti dei venti paesi membri del Cern, il Centro europeo per la ricerca nucleare responsabile del progetto. Secondo Goritschnig e gli altri, gli Stati che collaborano al progetto sarebbero responsabili della violazione dell'articolo 2 e dell'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani, ovvero il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. La Corte ha tuttavia ritenuto che nessuno di questi articoli fosse stato violato dando così il via libera definitivo all'esperimento.

Gli esperti. Sull'apocalisse paventata dagli oppositori, si è espresso anche il mondo della scienza italiano. E' sicuro del buon esito dell'esperimento il presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare Roberto Petronzio: "Questi scenari apocalittici non hanno alcun riscontro reale. Da Lhc non arriva nessun pericolo. L'allarme lanciato è basato su congetture e ipotesi e non su riscontri reali". Stessa posizione anche per il presidente del Cnr ed ex direttore generale del Cern Luciano Maiani: "L'esperimento è da considerare a rischio zero, relativamente a quanto quest'espressione possa essere utilizzata in fisica: è stato giusto porsi il problema ma esso non ha un fondamento tale da indurre preoccupazioni".

Il test. Il primo utilizzo dell'LHC, il più grande accelleratore di particelle mai costruito, con un diametro di 26 chilometri e costato circa 6 miliardi di euro, si terrà come da programma il prossimo 10 settembre al Centro di ricerche nucleari di Ginevra. La speranza degli scienziati è quella di individuare il bosone di Higgs, particella responsabile - almeno in teoria - di aver dato massa a tutte le altre.

venerdì, luglio 04, 2008

Tramonto della Terra visto dalla Luna... in soli 70 secondi!

lunedì, giugno 30, 2008

I Rods

I Rods o "bastoncini volanti" o "barrette volanti" sono un fenomeno ancora privo di spiegazione scientifica legata al mondo degli UFO e dei Misteri. In inglese sono denominati Sky Fish, Flyng Rods.

I Rods furono "scoperti" grazie ad una casualità in New Messico nel 1994 da un produttore televisivo José Escamilla che analizzando il filmato che aveva appena realizzato notò questi "strani esseri" sfilare velocemente nelle immagini, era possibile vederli solo rallentando notevolmente la velocità delle immagini. Il loro primo nome fu quello di “ Serpenti volanti ”, in inglese Seraphims.

Si suppone che i Rods siano creature intelligenti e che possano raggiungere velocità che va dai 300 ai 10.000 km orari grazie alla loro forma affusolata, a causa di questa velocità elevata non sono visibili ad occhio nudo, ma per l'appunto possono essere focalizzati solo grazie ad apparecchiature come videocamere molto sensibili.

Si suppone che i Rods siano dotati di piccole zampe che aumentano di numero maggiori sono le loro dimensioni e che siano in grado di evitare agevolmente gli ostacoli che si presentano loro davanti e sono in grado di effettuare rapidi cambi di direzione. In seguito ad analisi di video in cui apparivano i Rods singolarmente o a coppie e le zampe ricordano una mebrana che si muove come ali permettendo loro di volare. Sempre dai video sembrerebbe che i Rods siano in grado di passare attraverso gli oggetti. I Rods non emettono suoni o spostamenti d'aria, difficilmente si possono individuare.

I Rods sono anche creature che abitano nell'acqua? In un filmato che la National Geographic ha ripreso per sei secondi un rods sott'acqua.(in Yucatan, Messico)Segnalazione di rods sono state registrate anche in Italia.

Di seguito delle foto che ritraggono i rods.


Fotogramma preso da un filmato




Cosa sono?

Varie teorie cercano di dare una spiegazione al fenomeno dei Rods che spaziano dai Rods come animali o insetti sconosciuti all'uomo, ad esseri alieni in quanto i Rods sono stati rilevati anche in filmati che ritraevano fenomeni legati agli Ufo. Non sono mai stati ritrovati corpi di Rods.

tratto da www.chupacabramania.com/articoli/misteri/rods.htm

martedì, giugno 24, 2008

Gli indizi della presenza di acqua su Marte erano numerosi e ora si ha finalmente la prova definitiva, alcune foto scattate dalla Phoenix Mars Lander. La notizia è stata data da Peter Smith, uno degli astronomi che coordinano la missione della Phoenix, in occasione di una conferenza stampa della Nasa.

La Phoenix Mars Lander, dopo aver scavato per alcuni centimetri sul suolo marziano, ha rinvenuto dei frammenti di ghiaccio che, una volta dissotterrati, sono evaporati nel giro di quattro giorni. Inizialmente gli scienziati non riuscivano a comprendere se si trattasse veramente di ghiaccio o di sale, la serie di foto scattate dimostrerebbero però che si trattava di ghiaccio che poi è evaporato.

Mike Mellon, uno dei ricercatori a capo della missione Phoenix, durante la conferenza stampa ha evidenziato che solo il risultato delle analisi potrà dare la prova definitiva ma le foto scattate nella buca battezzata "Dodo-goldilocks" sono molto eloquenti.

Attualmente la sonda sta analizzando alcuni campioni dello strato di terra superficiale, i risultati saranno inviati verso la Terra fra qualche giorno. Ora, per stabilire una volta per tutte se su Marte c'è acqua, non ci resta che attendere i risultati delle analisi.

simone

mercoledì, giugno 18, 2008

Da una cosa all'altra...

Mi limito a citare e a mostrarvi un illuminante schema; forse l'avrete visto l'ultima volta alle scuole elementari, a meno che non studiate geologia o siate degli appassionati del genere (i numeri sono in Milioni di anni).
Il testo, invece, è tratto da un pamphlet (se così si può chiamare) sulla New italian epic, firmato da Wu Ming 1. Il tema trattato nel testo è la letteratura contemporanea, proprio quella che ci sta passando sulla testa in questo momento (come il Romanticismo, l'Umanesimo ecc hanno già fatto con i nostri simili assorbiti e dimenticati nella stori
a...).
L'argomento di cui parlo è un altro. Guardate la figura, leggete e capirete.




Ogni tanto riflettero sulla vita, la morte, su chi ci ha preceduto e chi seguirà; sul tempo passato e quello che (ci) rimane. Sulle estinzioni di ogni forma vivente e la rinascita. Sull'universo, le stelle e il nostro (minuscolo) sistema solare... e il terrore mi toglie il respiro.
Gli altri post che seguiranno saranno proprio su questo: l'universo, l'evoluzione dell'uomo, i cicli biologici... e di tutta la meraviglia che abbiamo (avuto) intorno.

alessio

lunedì, giugno 09, 2008

Fiocchi di cotone per Jeanie

Dopo aver passato due lieti minuti in compagnia di Cristina d'Avena, vi invito a leggere il testo della canzone... per vostra comodità l'ho copiato qui sotto. In particolare soffermatevi su alcuni passaggi, quelli della prima strofa.

Sullo sfondo di questo cartone animato occorre pensare agli Stati Uniti dello schiavismo e dei nordisti (abrogazionisti, tra cui Lincoln, primo presidente americano (?) ed ex schiavista) e suddisti (schiavisti). Questo modo di pensare si riflette ancora oggi nella mentalità americana; per fare un solo esempio il Texas si trova al sud e, oltre a dare i natali alla famiglia Bush, è uno stato che adotta fedelmente la pena di morte. Non mi addentro troppo nel discorso, non essendo un esperto e conoscendolo comunque poco.

Tornando al post. Come avviene per altri cartoni animati, alle parole della sigla si accompagnano le immagini; credo che in questo caso, per il significato di alcuni concetti, quel parallelismo abbia un valore in più.



Buon ascolto e... lettura.

La gente che intona questa melodia
davanti a se ha solo ipocrisia
mentre tu hai almeno un'opportunità
e ovunque vai respiri libertà.
La libertà regala pace e armonia
e fiorirà se c'è democrazia.
Democrazia la strada per l'umanità
per una via di gioia e dignità.
Vita di gioia e di fraternità
solo se c'è la libertà...

Fiocchi di cotone bianchi come neve
neve lieve lieve neve lieve.
Fiocchi di cotone, gocce di pallore
sulle fronti di un altro colore.
Fiocchi di cotone, ghiaia del sentiero
strada del pensiero che
si esprime in libertà.

Ti accorgerai che in fondo ad ogni verità
se guarderai c'è un'altra verità.
Due verità per me non fanno una bugia
ma la realtà tra amore e fantasia.
Vita di amore e di fraternità
solo se c'è la libertà...

Fiocchi di cotone bianchi come neve
neve lieve lieve neve lieve.
Fiocchi di cotone, gocce di pallore
sulle fronti di un altro colore.
Fiocchi di cotone, ghiaia del sentiero
strada del pensiero che
si esprime in libertà.
Fiocchi di cotone...
nelle mani di un altro colore
Fiocchi di cotone, ghiaia del sentiero
strada del pensiero che
si esprime in libertà.

alessio

giovedì, giugno 05, 2008

Dalle Lettere alla Lettura; dalla Lettura alla Letteratura


Inizia da oggi un’(altra) inutile rubrica che presenta alcuni dei migliori libri che ho letto da quando ho iniziato a leggere…

Mi limiterò a parlare brevemente del libro, inserendo un incipit del romanzo di cui parlo (qualche volta potrebbe essere anche un saggio, vi auguro di no).

Questa rubrica avrà uno scarso successo! Me lo prefiguro… ma non mi lamento. In Italia leggiamo veramente in pochi e comunque leggiamo troppo poco. Una volta tanto posso dire, a ragione, che la colpa è del clero e della sua Controriforma!


Il libro di oggi è Marcovaldo di Italo Calvino… citare l’autore basterebbe per non aggiungere altro. Qualsiasi cosa leggiate di lui, anche solo una lettera a qualche amico/a, è sempre densa di significati, profonda, così reale da sembrare che sia l’autore stesso a leggerla… si sente il suono della sua voce.


“Nello spazio di venti novelle, in cui il ciclo delle stagioni si ripete per cinque volte, il manovale Marcovaldo si ostina a cercare la Natura in una grande città industriale. E’ attento a qualsiasi variazione atmosferica e coglie i minimi segni di vita animale e vegetale, ma ogni volta va incontro a uno scacco, a una delusione.

Pubblicato per la prima volta nel 1963, Marcovaldo rappresenta sia una critica alla ‘civiltà industriale’, sia una critica all’idea di un possibile ‘ritorno all’indietro’ nella storia, rivelando così, anche grazie alla semplicità della struttura narrativa, tutta la ricchezza del rapporto di Italo Calvino con il mondo.”



L’incipit del libro:

“Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre.

Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram…”


Buona lettura.

domenica, maggio 25, 2008

Pensieri sul reato di clandestinità...

















"Oh!
finalmente questi c@@@o di clandestini verranno cacciati dall'Italia!
via gli sporchi rom, ruba bambini!
via i bingobongo che sbarcano da Lampedusa..
via i rumeni, violentatori e assassini!

saremo un popolo piu' sicuro!
qui c'è posto solo per lo straniero che vuole lavorare!...(per 12-15 ore al giorno con paghe da schiavo)"

dichiara Umberto, cattolico-operaio del nord, che ha votato il popolo delle libertà per avere una maggiore sicurezza.

"Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,
ho avuto sete e mi avete dato da bere;
ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito,
malato e mi avete visitato,
carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare;
ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato,
nudo e non mi avete vestito,
malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna"
Matteo

simone

martedì, maggio 13, 2008

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”


Ho ri-iniziato ad ascoltare questo cd di De Andrè da poco (il titolo, in alto, è la strofa di una canzone). Non riuscendo a capire quale fosse il senso di alcuni pezzi mi sono rivolto ad Internet ed, in particolar modo, a wikipedia (da cui traggo l’intero post). Sono rimasto sconcertato quando ho letto di individualismo e collettivismo: concetti che non avevo colto e che invece si riscontrano facilmente: sarebbe bastato ascoltare solo il cambiamento dei pronomi personali.

Per non parlare della “presa di coscienza” e della “ribellione collettiva” e “coscienza collettiva”, argomenti che affronterò in altri post, in futuro (forse).

Ma al di là di questo, pubblico questo post e vi invito all’ascolto di questo cd perché già da un po’, leggo e ascolto di individualisti e individualismi, follie personali ed egoismi. E, per conoscere se stessi e migliorarsi, non c’è niente di meglio che la musica, i suoi testi e la lettura.

Peraltro cade in questo periodo il 40ennale (’68-’08), lo preciso per chi non se ne fosse accorto.


Storia di un impiegato (1973) è il sesto album registrato in studio di Fabrizio De André.


In questo concept album viene messo a nudo il pensiero sociale di De André, la sua critica nei confronti del conformismo borghese e la sua rigida critica contro il terrorismo degli anni '70.


Il disco

Come accade spesso nei dischi di De André le canzoni sono collegate fra di loro da un filo narrativo: in questo caso, infatti, la storia è quella di un impiegato (la cui vita è basata sull'individualismo), che - dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese - davanti a tale scelta di ribellione, entra in crisi e decide di ribellarsi anch'esso, mantenendo però il suo individualismo. Le canzoni che seguono rappresentano l'ordine logico di una presa di posizione individuale che, con il rapido (e onirico) succedersi dei fatti, con l'esperienza fallimentare della violenza e solo dopo, in un ambiente crudo e forte come quello carcerario, diventa collettivismo.


Le canzoni

La Canzone del Maggio

La canzone Canzone del Maggio è liberamente tratta da un canto del maggio francese 1968 di Dominique Grange il cui titolo è Chacun de vous est concerné. Quando De André si mise in contatto con lei per pubblicare il pezzo, la cantante francese glielo regalò non chiedendo i diritti d'autore. Va però notata la grande differenza anche nella musica tra il brano di De André e la versione originale.

Della "Canzone del Maggio" esiste una versione molto più cruda nel testo presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, anche perché fu sottoposta a censura.

La bomba in testa

In questa canzone l'impiegato si confronta con i sessantottini e si unisce idealmente ai giovani, seppur con anni di ritardo. Sceglie però un approccio individualista e violento.

L'impiegato prende coscienza di ciò che quei giovani avevano fatto, e quello per cui avevano lottato, e della sua situazione ricca di conformismi e frasi fatte, di lavoro ed obbedienza senza alzate di testa, e lì capisce quanto ne sia distante ma soprattutto si scuote dal torpore in cui la società media fa piombare. Dopo la necessaria presa di coscienza si rende conto che l'odio e l'impeto in lui risvegliatisi sono sufficienti affinché possa avere una rivalsa, anche da solo, nei confronti di chi, per via della falsa morale imperante, dà lustro ad una sfaccettatura del proprio io celando l'interezza del pensiero e dell'essere per non apparire fuori schema, così come avevano fatto coloro che nel maggio francese anziché supportare la rivoluzione erano rimasti a guardare, se non diffidenti, indifferenti.

Al ballo mascherato

Questa canzone rappresenta il primo sogno, la prima esperienza onirica nella quale con l'esplosivo fa saltare tutte le maschere di ipocrisia ai simboli del potere. Qui il potere è espresso in tutte le sfaccettature della società borghese: culturali, parentali, politiche ed ideologiche, religiose etc. L'intento è quello di togliere la maschera agli ipocriti, delegittimare il potere e colpire le istituzioni.

Sogno numero due

Nel suo secondo sogno l'impiegato è sotto processo e smascherato dal giudice, che gli fa notare come la bomba abbia rinnovato ed alimentato il sistema; seguendo la sua personale brama di potere, l'impiegato ha infatti giudicato e giustiziato i potenti per ritagliarsi un posto. Nelle parole del giudice si delinea la criticità di De André nei confronti dell'operato dei brigatisti rossi e degli altri nuclei di lotta armata, soprattutto in riferimento alla Strategia della tensione.

La canzone del padre

Il giudice ha concesso all'impiegato di prendere il posto di uno dei potenti uccisi, e questi assume il ruolo di suo padre, scoprendo la miseria e la marginalità della sua vita. La miseria ed il degrado della vita familiare, le paure bieche e piccole prendono il sopravvento fino a svegliarlo dal sogno. L'impiegato si è svegliato e vuole concretizzare il sogno di violenza, convinto di non ripetere i propri errori.

Il bombarolo

L'impiegato ormai è un bombarolo che fabbrica il suo ordigno, pronto a concretizzare i suoi sogni e colpire il potere. Ha individuato il suo bersaglio nel Parlamento, ma fallisce miseramente ed il suo gesto individualista lo isola ulteriormente, con la sua donna che se ne prende le distanze, apparendo su tutti i giornali.

Verranno a chiederti del nostro amore

L'impiegato, dal carcere, vede la sua donna intervistata, la vede schernirsi davanti ai giornali e ripensa al loro rapporto. Ora che sono separati dal carcere l'impiegato guarda alla donna e teme per il suo futuro, quasi rassegnato, chiedendole di prenderlo in mano e fare le proprie scelte con autonomia.

Nella mia ora di libertà

L'impiegato, in carcere, compie la maturazione definitiva tra l'individualismo ed il collettivismo. Nel carcere inizia uno sciopero dell'ora d'aria per costringere nel carcere anche i secondini, come protesta pacifica e non violenta. Dopo una analisi della ingiustizia di un carcere che non racchiude che i deboli, ritorna a parlare della protesta. Se ad inizio canzone, come per le canzoni precedenti, l'impiegato aveva sempre parlato al singolare, ora l'impiegato parla insieme agli altri carcerati, al plurale, avendo acquisito una coscienza collettiva.


Vi invito, inoltre, a leggere i link sul “maggio francese” e sulla “strategia della tensione”.


Segue il testo in francese, e poi in italiano, di Chacun de vous est concerné e la traduzione più simile all’originale, quella più cruda.


Même si le mois de mai,
Ne vous a guère touché.
Même s’il n’y a pas eu,
De manif’ dans votre rue.
Même si votre voiture
n’a pas été incendiée,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez feints,
De croire qu’il ne se passait rien.
Quand dans le pays entier,
Des usines s’arrêtaient.
Même si vous n’avez rien fait,
Pour aider ceux qui luttaient,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez fermé,
Votre porte à notre nez,
Une nuit où nous avions,
Les CRS aux talons,
Si vous nous avez laissés,
Matraqués sur le palier,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si dans votre ville,
Tout est resté bien tranquille.
Sans pavés, sans barricades,
Sans blessés et sans grenades.
Même si vous avez gobé,
Ce que disait la télé,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous croyez maintenant,
Que tout est bien comme avant,
Parce que vous avez voté,
L’ordre et la sécurité.
Même si vous ne voulez pas,
Que bientôt on remette ça,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.


CANZONE DEL MAGGIO

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta
che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il tempo
gli avete fatto perdere tempo.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
voi siete stato lo strumento
per farci perdere un sacco di tempo.

Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
se sono rimasti a posto
perfino i sassi nei vostri viali
se avete preso per buone
le "verità" dei vostri giornali
non vi è rimasto nessun argomento
per farci ancora perdere tempo.

Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
"Ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte

voi non potete fermare il tempo
gli fate solo perdere tempo.

Alessio

lunedì, maggio 05, 2008

Il Quarto elemento...il Memristor!

Da oggi in poi, noi elettronici potremmo giocare con un nuovo mattoncino da utilizzare nei circuiti!
Il Memristor!!!!!!!!!!!!
...già immagino l'euforia di Marietti! ahinoi!
Leggiamo cos'è:

L'esistenza dei Memristor completa nella pratica uno dei fondamenti della fisica dei circuiti elettronici, costituendo l'anello mancante previsto dalla teoria che parla di quattro circuiti fondamentali (gli altri sono i ben noti condensatori, resistori e induttori).

Il progetto teorico è addirittura datato 1971, ma le difficoltà tecniche ne hanno impedito la realizzazione fino ad oggi. Nei laboratori Hewlett-Packard di Palo Alto sono stati infatti messi finalmente a punto i Memristor, ovvero resistori non lineari in grado di mantenere un segnale memorizzato anche in assenza di corrente.

Qualcuno potrebbe obbiettare che le memorie flash svolgono già questo compito da molto tempo. La differenza, sostanziale, è che i Memristor hanno potenzialmente la stessa velocità di esecuzione delle comuni DRAM e possono quindi interagire direttamente con la CPU e non funzionare semplicemente come un sistema di storage per i dati archiviati.


Si tratta quindi di uno strumento destinato a rivoluzionare le prossime generazioni di computer, che potranno avere boot istantanei e non correre alcun rischio di perdita di dati in caso di calo di corrente. Le frontiere più interessanti si aprono anche sul fronte del risparmio energetico: non dovendo più mantenere la memoria costantemente alimentata di energia si possono progettare sistemi che invece di andare in standby si spengono del tutto, con immensi vantaggi per l'ambiente e l'autonomia dei dispositivi portatili.

A realizzare il primo Memristor è stato Stan Williams, responsabile del laboratorio di ricerca Hewlett-Packard di fisica quantistica di Palo Alto, in California, che ha pubblicato la sua scoperta sulla rivista Nature.

Williams ha spiegato che la possibilità teorica di realizzazione di Memristor, pensati da Leon Chua nel 1971, è rimasta inattuata per oltre trent'anni a causa dei problemi di dimensioni, che rendono gli effetti di questo circuito rilevabili sono lavorando su scala nanometrica, operazione consentita esclusivamente dalle moderne tecniche di miniaturizzazione dei circuiti.

Per il momento dei Memristor esiste un modello matematico e un esempio fisico funzionante, ed è difficile ipotizzare quanto tempo ci vorrà prima di vedere un'applicazione pratica, ma se tutto funzionerà come previsto non ci dovrebbe essere troppo da attendere.

Quando l'industria dell' informatica sente odore di soldi ( e qui ce ne sono in ballo tanti, oltre a un possibile premio Nobel) sa andare veloce come non avviene in nessun altro settore. Entro quattro o cinque anni i computer potrebbero quindi compiere uno straordinario passo avanti.

fonte dell'articolo
simone

giovedì, aprile 17, 2008

Dopo un anno di lavoro,
ecco il video targato Bruco per eccellenza!
Ispirato dal famoso "Where The Hell Is Matt?", finalmente sul web:
Ma dove diavolo è Roccasecca???



giovedì, aprile 03, 2008

Io, Dalì e la quarta dimensione, viaggio nella geometria fantastica

Un grande scienziato incontra un genio della pittura. Dieci anni di lavori in comune, alla scoperta di nuove frontiere della creazione. Come quella della scultura di un cavallo che va dalla Terra alla Luna

Di THOMAS BANCHOFF


I MIEI RAPPORTI con Salvator Dalì, durati dieci anni, iniziarono nel gennaio 1975 quando 9 Washington Post dedicò un articolo al nostro lavoro sull'uso della computer grafica interattiva nello studio dei fenomeni nella quarta dimensione. Nella foto che corredava l'articolo mostravo un modello pieghevole dell'ipercubo che avevo ideato, una rappresentazione della figura centrale utilizzata da Dalì vent'anni prima nella sua pittura. Fu la foto di quel dipinto in un riquadro defia pagina ad attirare l'attenzione dell'artista. Nel marzo di quell'anno fui contattato da un rappresentante di Dalì e invitato, assieme al mio collaboratore Charles Strass, esperto di computergrafica, a recarmi a New York per conoscere il pittore. Fu il primo di una serie di incontri stimolanti. Dalì aveva appena completato un progetto di scultura utilizzando ologrammi e si stava accingendo a una nuova impresa, la pittura a olio stereoscopica. Voleva consultarsi con noi su questioni tecniche, tra cui l'utilizzo delle lenti di Fresnel per visualizzare immagini affiancate senza ricorrere ad un sistema di specchi. Gli mostrai alcune delle nostre immagini in un visore stereoscopico e si mostrò molto interessato a vedere altre nostre tecniche, inclusi i film stereoscopici (in 3D). Mi colpì la sua padronanza di queste moderne tecniche di visualizzazione, che andava oltre H livello di nozioni fornito dalle riviste scientifiche divulgative.


In quell'occasione chiesi a Dalì da dove gli fosse venuta l'ispirazione per la sua Crocifissione e appresi con stupore dei legame con Raimondo Lullo. Si dà il caso che avessi appena letto De Nova Geometria di Lullo e Dalì fu sorpreso che non fossi estraneo all'argomento. Tra il 1975 e il 1985 andai a trovarlo tutte le volte che venne a New York, nonché una volta a Parigi e due in Spagna. Ogni volta voleva vedere i nostri nuovi progetti e ci mostrava le opere che aveva in cantiere, soprattutto quelle che avevano a che fare con la matematica.
Nelle categorie di questi progetti rientravano i dipinti che, cambiavano forma a seconda della distanza del punto di osservazione, nonché opere che includevano particolarità geometriche, soprattutto ispirate all'opera di René Thom, insignito nel 1958 del Nobel dei matematici, che sviluppò la teoria delle catastrofi. Nel 1975. due settimane dopo il primo incontro con Dalì, fummo invitati a tornare da lui per mostrargli alcuni dei nostri film stereoscopici. L'oggetto di un film in 3D era una superficie descritta per la prima volta da Giuseppe Veronese (1854-1917). Dalì guardò la sequenza delle proiezioni con l'ausilio di occhiali stereoscopici ma fu deluso dagli effetti, li attendeva più spettacolari. Ma queste immagini della superficie di Veronese divennero le sue preferite quando in seguito si interessò alla teoria delle catastrofi. Nel 1976 portammo con noi alcuni dei nostri primi videotape relativi alle superfici nello spazio quadridimensionale
Nell'occasione vedemmo in fase di lavorazione un'opera di uno dei dipinti più riconoscibili di Dalì, ovvero Gala guarda il mar Mediterraneo (seconda versione, la prima fu realizzata nel 1974-75). Nel 1973. sulla rivista Scientific American era apparso un articolo sullo studio condotto da Leon Harmon e Bela Julesz presso i laboratori Bell sul riconoscimento dei volti. I ricercatori presero un noto ritratto di Abramo Lincoln e lo scomposero in un centinaio di quadrati grigi. A una certa distanza il volto di Lincoln diventava immediatamente riconoscibile. Dalì prese quell'illustrazione e la trasformò in un quadro con Gala che guarda fuori dalla finestra. Osservandolo all'opera vidi come otteneva l'effetto. Aveva un paio di occhialini da teatro che usava al contrario, così che la tela sembrasse a venti metri di distanza. Poi andava a variare lievemente il colore di un quadrato e tornava indietro per ottenere di nuovo la visione a distanza. Fu emozionante e il dipinto divenne famosissimo. Acquistai una copia di una stampa e a un certo punto Dalì la firmò: «A’ mon ami, Banchoff, Hommage de Dalì».


Dalì aveva già creato vari dipinti che assumevano forme diverse da distanze diverse, ad esempio Il teschio di Zurbaran (1956) e Cinquanta dipinti astratti. A entusiasmare Dalì fu l'uso della computergrafica per dar luogo ad un nuovo approccio. Nei suoi dipinti stereoscopici a olio Dalì partiva da fotografie che poi modificava. Era già ricorso alla prospettiva esagerata ne Lo spettro di Vermeer che può anche servire da tavolo e usò lo stesso espediente in Dalì sollevo la pelle del Mediterraneo per mostrare a Gala la nascita di Venere (1917). Fu più o meno in quel periodo che Dalì ebbe l'idea del progetto del cavallo. Ho i suoi schizzi di un cavallo di trenta metri che sarebbe apparso normale solo da una precisa angolazione. La testa sarebbe stata vicina allo spettatore, le ampie spalle a una certa distanza e l'enorme posteriore molto lontano.


L'anno successivo, il progetto era diventato una scultura di 300 metri con il posteriore su una remota montagna. Nel 1981, quando andai a trovarlo a Parigi, Dalì voleva che le spalle fossero su una montagna lontana e il posteriore sulla luna. La scultura sarebbe stata visibile solo da un punto particolare a un'ora particolare. Il cavallo non sarebbe stato mai costruito. Nel 1980 Dalì mi chiese se conoscessi il matematico René Thom e rimase colpito quando gli dissi che l'anno successivo avrei condotto le mie ricerche proprio nell'istituto in cui Thom era titolare. Ancora più fu colpito l'anno dopo, quando gli comunicai che avevo scritto un articolo assieme a Thom, basato sull'analisi di una particolarità osservata per la prima volta in un filmato che avevo in precedenza mostrato a Dalì. Il film faceva parte della nostra presentazione al congresso internazionale dei matematici di Helsinki, in Finlandia nel 1918, e ne mostrai una versione a Dalì in occasione di uno dei nostri ultimi incontri, nel 1983, al castello di Pubol, a sud di Barcellona. Mentre osservavamo la superficie di Veronese, Dalì diceva: «C’est merveilleux» e indicava entusiasta ogni qualvolta avveniva un cambio di forma corrispondente a una delle catastrofi ombelicali di René Thom.

alessio

venerdì, marzo 07, 2008

il Cristo nell'arte...da me conosciuta!

Vi farò vedere le piu' "belle" (non ha senso bello nell'arte!come dice Alessandra) rappresentazioni di Cristo che mi hanno maggiormente colpito:

"Ecce Homo" di Antonello da Messina

Vedere questo quadro così, su internet...NON HA SENSO!
Vi giuro che se lo vedete dal vivo, vi metterete a piangere o comunque vi commoverete!
(testato su di me, alessandra e anche filippo)
Antonello da Messina, pittore del Rinascimento italiano, dipinge un Cristo pronto per essere giudicato dalla folla: Chi volete che vi liberi, Gesu' o Barabba?disse Pilato
bè sapete la storia come continua...
"Ecce Homo"...cioè "ecco l'uomo"....ecco a voi l'uomo! dopo averlo frustato e punito per non aver fatto niente.
Se lo vedeste da vicino, vedrete le lacrime sul volto di Cristo...sembrano vere...

"La Crocifissione bianca" di Marc Chagall
"La crocifissione bianca" fu dipinta dal pittore ebreo-russo Chagall nel 1938, nell'immediata vigilia della seconda guerra mondiale, ed in essa il pittore espresse le sofferenze del suo popolo, odiato e perseguitato, e anticipò le atrocità che sarebbero state commesse nei mesi e negli anni successivi.
Cristo è al centro, inchiodato su una croce bianca, già morto. Il suo corpo è inondato di luce bianca, proveniente da un raggio di luce bianca che scende trasversalmente.
In basso, sotto la croce, un candelabro a sette braccia.
Un uomo, con abito e berretto verdi, fugge portando un sacco sulle spalle. Sotto di lui, un fumante rotolo della Bibbia, e una donna sconsolata che accarezza il suo bambino.

Contrasta la serenità della morte di Gesù tra tanta disperazione, frutto di odio e follia. In basso un candeliere acceso dà ancora più luce all’evento della croce di Cristo, che simboleggia ogni ebreo martirizzato nella persecuzione.
Il Cristo non è cinto dal solito perizoma, ma dal tipico manto ebraico. Attorno, al posto delle figure consuete, sono raffigurati ebrei in fuga, scene di distruzione, di saccheggi, di disperazione: il caos.
Il furioso incendio della Sinagoga (in alto a destra) ricorda le distruzioni dei luoghi di culto operate dai nazisti in quegli anni. Le punte giallo-rosse delle fiamme si sovrappongono al fascio di bianca luce divina, come se potessero violarla. Anche le fiamme bianche che si sprigionano da una Torah (il Pentateuco, i primi cinque libri del Vecchio Testamento - nell' angolo in basso a destra) hanno ormai intaccato la scala appoggiata alla croce e minacciano la croce stessa.
I famigerati pogrom (le distruzioni dei villaggi ebrei nell'Europa centrale) sono rievocati sulla sinistra del quadro: case incendiate, distrutte, capovolte, sedie rovesciate, tombe profanate, un uomo mo
rto per terra che sembra divorato dalle fiamme.
La fuga dalla barbarie è un altro dei temi sviluppati: fuga di una donna atterrita col suo bimbo tra le braccia, di un vecchio che attraversa le fiamme della Torah, di un altro ebreo che cerca di portare in salvo un altro libro sacro, dei soldati che in preda alla disperazione si sporgono dalla barca... I soldati russi dell'Armata Rossa che irrompono in alto a sinistra - all' epoca unica speranza dell'Europa centro-orientale contro la barbarie nazista - sembrano pochi per poter contrastare tanta brutalità.
Sopra la croce, in cielo, Mosè che consola tre persone in pianto. In questo scempio solo la luce e la presenza di Cristo morente accendono la speranza di una rinascita, un riscatto, una riconciliazione, una vita nuova...
Chagall osserva attonito le atrocità del mondo e sembra che intoni con i suoi pennelli una sorta di dolente qaddish, la preghiera ebraica.

Qui c'è Cristo l'ebreo tra gli ebrei, visto dall'ebreo Chagall.
senza parole...

"Cristo Pantocrator" di Kiko Arguello

Il Cristo Pantocratore (dal greco pantocrator, "sovrano di tutte le cose") è una raffigurazione del Cristo tipica dell'arte bizantina, e rappresenta il ritorno di Cristo, nell'Apocalisse.

Egli è ritratto in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, nell'atto di benedire con le tre dita della mano destra, secondo l'uso ortodosso.
Questa icona è fatta dal pittore cristiano Kiko Arguello.

Non conosco bene la simbologia dei colori... ma voglio dargli una visione "kandiskiana" ai colori:

Il blu centrale attira dentro il quadro lo spettatore...risucchia...da senso di eterno e di spirituale.

Il nero, simbolo del vuoto, da un'idea di ciò che si sta verificando: la fine del mondo ed il giudizio finale! ritornerà tutto al vuoto.

il grigio fa stare Gesu' al centro...da centralità.

il rosso, ricorda il sangue versato dall'umanità e il dolore...ma allo stesso tempo da un senso di maestà..

infine l'oro è il colore dei re... da luce a tutta l'icona.
simone

martedì, febbraio 12, 2008



Dopo il grandissimo successo delle mariettate del prof. Marietti,(Marietti ipse dixit) con un pò di ritardo pubblichiamo la nuova raccolta!
a voi!


  • Orazio aveva già capito cosa era il rumore elettronico: "Mentre cammino per la via Sacra c'ho sempre lo scocciatore affianco che me racconta cose che non me ne può frega' de meno!"

  • E' inutile che ti metti ad aspettare di ricevere qualcosa se non ti metti d'accordo con chi trasmette. Non ricevi niente dagli alieni se non ti ci sei messo d'accordo... è inutile che stai là con l'orecchione. Poi becchi la trasmissione per caso e te sei inventato una cosa nuova e sei contento. Ti ci devi mette d' accordo belli o brutti che siano, con le orecchie a punta o col naso a tromba!

  • Ci interessiamo del perchè si fanno 'ste stregonerie ( trasmissione voce )

  • Il rumore celeste non è proprio " celeste ", venuto dal cielo... ma ci dà fastidio

  • Tutti abbiamo una padella sul terrazzo

  • Se l'antenna è SCHIFA il rumore la APPILA

  • Gli elettroni non camminano come legioni romane ma come un gruppo di tifosi che vanno allo stadio... ognuno fa come gli pare!

  • Non tutti gli elettroni come una " falange macedeone " ce la fanno a superare la barriera...qualcuno ce la fa, qualcuno no!

  • ...come il DIAVOLETTO DI MAXWELL che scarta il rumore

  • rπ è una metafora

  • ... cariche che si sposano e poi si divorziano

  • Nella discontinuità succedono cose turche!

  • Se mi metto a fare trucchi divento più bravo di Harry Potter!

  • Seguito a palleggiarmi l'energia tra i condensatori e altre celestialità

  • Si devono fare i conti... mettetevi l'anima in pace, prendete un caffè, dite una preghiera... fate come ve pare...

  • La sinusoide la puoi usare come un cammello

  • Se non ti puoi inventare un raffreddamento con l'azoto liquido, un James Bond o un Walker Texas Ranger, non lo usi per applicazioni estreme!

  • Se in trasmissione non tieni la frequenza precisa, arriva il maresciallo della finanza che ti ammolla una multa che la prossima volta la tieni precisa...

  • Non riuscirete mai ad acchiappare la matematica con la fisica sperimantale!

  • ( Squilla un cellulare ) Che facciamo, gli rispondiamo a questo?

  • Posso sbattermi con la matematica fino a diventare Cauchy, ma quando devo costruire l'amplificatore i valori che ho trovato non saranno precisi mai!

  • Se vuoi fare un oscillatore con parte reale negativa muori bambino, fai una strage, il silenzio degli innocenti!

  • Andiamo avanti sennò qua il circuito non lo vediamo manco dipinto!

  • In un oscillatore l'effetto provocato dal carico può influire poco, ma tanto da infastidire il maresciallo della finanza che vale la pena tenerselo buono.

  • Il transistor è polarizzato contro tutte le regole di governo

  • La resistenza di qua è uguale alla resistenza di là solo se il tuo giorno fortunato!

  • ...esco a 50 V, porto a 50 kV, riporto a 220 V, poi mi servono 12 V... sto dicendo tutti numeri a vacca!

  • Se vuoi una resistenza da 1 kΩ in banda base vai dal salumiere e te la dà. Se ne vuoi una a RF vai dal Dr. Jeckyll vestito bene e col camice bianco e gli chiedi una resistenza da un kΩ a 3 MHz. Quello te la dà dentro un cofanetto e ti chiede 200 euro!

E per finire in bellezza questa forse è la più bella e la più saggia da leggere e rileggere e da tenere sempre a mente:

QUANDO ALL'ORIZZONTE SI MATERIALIZZA IL PAESE DEI BALOCCHI... ECCO CHE QUALCUNO DIVENTA ASINO!