martedì, settembre 16, 2008

Bonolis intervista Allen

Pubblico con qualche mese di ritardo un’intervista che Woody Allen ha rilasciato a Paolo Bonolis per la trasmissione di Canale 5 “Il senso della vita”, era il gennaio 2006.

allego il link del video, potete (e ve lo consiglio) leggere parte dell’intervista sotto il video. Buon ascolto e lettura.

Alla fine, il doppiatore storico di Woody Allen, Oreste Lionello si dissocerà da queste parole… ma questa è un’altra storia, che è meglio non trattare qui né altrove.

Clicca qui per il video dell'intervista

Bonolis: […] «Per quello che riguarda invece la morte, la morte più tipica come concetto, non comminata come sentenza a qualcuno. A lei capita di pensarci, che cosa ne pensa quando le capita di pensarci?»

Allen: «Devo dire di avere una scarsissima considerazione della morte. E' tra le cose che preferisco di meno. Credo che essere umani significhi essere ossessionati dalla propria mortalità. Ognuno di noi la affronta in modo diverso. Siamo tutti consapevoli del nostro essere finiti. Alcuni preferiscono dire: «Non mi importa, la vita è meravigliosa». Altri preferiscono dire: «Io sono religioso, ci sarà un'altra vita nell'aldilà, non mi preoccupo». Altri si distraggono con il sesso, la sessualità. Altri con la politica, o il lavoro. Altri costruendo grandi piramidi e opere d'arte. Alla fine, però, ci ritroviamo tutti nella stessa posizione. E' una prospettiva molto triste: inafferrabile, ineluttabile, spaventosa, su cui non c'è niente di buono che si possa dire».

Bonolis: «Che cosa desidererebbe rimanesse di lei, dopo, per il mondo, per i suoi cari?»

Allen: «Per me non importa, perché quando sei morto sei morto. Spero che i miei figli e la mia vedova avranno una bella vita, ma quando non ci sarò più non mi importa di quello che farete di me. Io ho firmato uno di quei moduli in cui ho accettato di donare gli organi, non so... gli occhi, il cuore, i reni. Potrete dimenticarvi di me, dei miei film, gettarli in mare»

Bonolis: «Lei è ebreo e questo è un argomento centrale nel suo lavoro. Ecco, che differenza c'è tra un ebreo e un cristiano? E che rapporto ha lei oggi con Dio?»

Allen: «Prima di tutto io non credo in Dio. Sono ateo, non sono religioso. E non credo che esistano differenze tra ebrei e cristiani, sono solo nomi attribuiti ad alcuni gruppi che sono molto inutili al mondo. Non credo che tra le persone debbano esistere queste differenze, io non credo in nessuna di queste religioni. Credo che le religioni siano soltanto organizzazioni, gruppi politici composti da ciarlatani. Ebrei, cristiani, musulmani... sono tutti uguali. Tutti a dirci di sapere quello che vuole Dio, come dobbiamo vivere la nostra vita. Vogliono la nostra fedeltà, i nostri soldi... Io, questi gruppi, li considero uno spreco di tempo. Sono soltanto l'opportunità di aderire a un circolo che esclude gli altri. Che ci dice: «Non sposare una persona dell'altro circolo, sii fedele alle persone del tuo circolo». E' puro sciovinismo, senza alcun tipo di sentimento religioso. Io non ho nulla in contrario ai sentimenti religiosi personali. Tutti gli esseri umani al mondo possono provare sentimenti religiosi personali e un senso di trascendenza, nel senso che esista qualcos'altro, che esista un profondo senso della vita. Sono sentimenti legittimi. Io personalmente non ci credo. Molti, invece, sì e io li rispetto, ma questo non ha nulla a che fare con i gruppi organizzati, con le loro regole, i soldi che ti fanno pagare, le usanze che ti fanno seguire, i vestiti che ti fanno indossare, le gerarchie cui ti fanno obbedire, e che ti dicono poi di avere le risposte alla vita. Tutto questo io lo trovo veramente assurdo, completamente»

Bonolis: […] «Fino a che punto la fortuna conta nella vita?»

Allen: «Alla domanda se preferisci essere bravo o fortunato, la risposta è: fortunato. Perché se sei fortunato le cose ti vanno bene, hai una vita felice e il successo. Se sei bravo, sarai anche bravo, ma potresti comunque avere una vita meschina, piena di insuccessi e di insoddisfazioni. Guarda che non conta se sei bravo. Devi essere fortunato»

Bonolis: «Questa trasmissione si chiama Il senso della vita. Qual è il suo senso della vita?»

Allen: «Io trovo che la vita non abbia alcun senso. Il trucco, nella vita di un artista, di un intellettuale - cosa che io non sono -, di un pensatore, consiste nel capire come potere tirare avanti consapevoli di questa terribile realtà, di quanto priva di senso sia la vita e, alla fine, di quanto siamo schiacciati dall'enormità dell'universo, cercando di trovare un piacere, una gioia, una ragione per continuare. Questo è il grande conseguimento di una vita».

7 commenti:

alessio ha detto...

e se non vi è bastato... guardate anche Amore e Guerra , Io e Annie (per chi ce l'ha meglio con la persona amata), Manhattan, Prendi i soldi e scappa...

Buona visione...

the silent man ha detto...

dal basso della mia ignoranza dico che questo post mi è piaciuto..e o dico pur sapendo che tra 5 minuti dimenticherò tutto il senso di quest'intervista...l'importante però, è che mentre la leggevo mi ha trasmesso qualcosa..forse un emozione?



ps. bruco continua a postare che c'è ancora qualche stronzo che viene a farsi un giro!


ciao belli!!

josè ha detto...

"Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile".... W. Allen

E ho detto tutto....!!!!!!!!

Bellissimo post

Josè O.

Anonimo ha detto...

Allen è un grande del nostro tempo...ma sinceramente non me lo aspettavo così pessimista e qualunquista.
Vedere le religioni come una fabbrica di soldi è davvero riduttivo.

Il fatto che ha detto che non è ebreo pure mi ha fatto rimanere un pò... di solito tutti gli ebrei anche se non professano hanno sempre qualcosa dentro verso Dio mentre lui non lo considera proprio da quello che ho letto.

Dopo la vita il punto...e nient'altro?
chi morirà, vedrà eheh

simone

alessio ha detto...

anche io quando ha detto che le religioni sono tutte uguali da un lato ho temuto un po'... forse perchè in america si vive una religiosità più bacchettona, perfino mediatica... e poi tutte quelle divisioni all'interno del cristianesimo stesso. Ecco penso che non ce l'abbia con i missionari (per dire una categoria che stimo.. abbastanza), ma con i (tele)predicatori, gli esaltati.
Dall'altro penso che una religione mondiale ad elevazione cosmica con riti universali e tolleranza come regola aurea, sia l'unica soluzione per prendere l'aereo in tranquillità e non essere turbato dai turbanti :P

Anche spinoza, einstein e gad lerner sono (stati) ebrei atei.. forse lo immaginiamo popolo eletto in contatto con dio.. ma ormai, non comunicano più da tempo. eh eh

Comunque (ti) dico questo: per capire meglio e più a fondo cosa pensa e dice in questa intervista, guardate i film più filosofici, dove parla sempre di amore, sesso, religione, morte e dio.

Anonimo ha detto...

grazie per la risposta ;)

Marco Grande Arbitro ha detto...

sinceramente non ho letto questo post...
ma l'ultima risposta mi ha colpito e mi ha fatto capire tutto.
very good!