martedì, maggio 13, 2008

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”


Ho ri-iniziato ad ascoltare questo cd di De Andrè da poco (il titolo, in alto, è la strofa di una canzone). Non riuscendo a capire quale fosse il senso di alcuni pezzi mi sono rivolto ad Internet ed, in particolar modo, a wikipedia (da cui traggo l’intero post). Sono rimasto sconcertato quando ho letto di individualismo e collettivismo: concetti che non avevo colto e che invece si riscontrano facilmente: sarebbe bastato ascoltare solo il cambiamento dei pronomi personali.

Per non parlare della “presa di coscienza” e della “ribellione collettiva” e “coscienza collettiva”, argomenti che affronterò in altri post, in futuro (forse).

Ma al di là di questo, pubblico questo post e vi invito all’ascolto di questo cd perché già da un po’, leggo e ascolto di individualisti e individualismi, follie personali ed egoismi. E, per conoscere se stessi e migliorarsi, non c’è niente di meglio che la musica, i suoi testi e la lettura.

Peraltro cade in questo periodo il 40ennale (’68-’08), lo preciso per chi non se ne fosse accorto.


Storia di un impiegato (1973) è il sesto album registrato in studio di Fabrizio De André.


In questo concept album viene messo a nudo il pensiero sociale di De André, la sua critica nei confronti del conformismo borghese e la sua rigida critica contro il terrorismo degli anni '70.


Il disco

Come accade spesso nei dischi di De André le canzoni sono collegate fra di loro da un filo narrativo: in questo caso, infatti, la storia è quella di un impiegato (la cui vita è basata sull'individualismo), che - dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese - davanti a tale scelta di ribellione, entra in crisi e decide di ribellarsi anch'esso, mantenendo però il suo individualismo. Le canzoni che seguono rappresentano l'ordine logico di una presa di posizione individuale che, con il rapido (e onirico) succedersi dei fatti, con l'esperienza fallimentare della violenza e solo dopo, in un ambiente crudo e forte come quello carcerario, diventa collettivismo.


Le canzoni

La Canzone del Maggio

La canzone Canzone del Maggio è liberamente tratta da un canto del maggio francese 1968 di Dominique Grange il cui titolo è Chacun de vous est concerné. Quando De André si mise in contatto con lei per pubblicare il pezzo, la cantante francese glielo regalò non chiedendo i diritti d'autore. Va però notata la grande differenza anche nella musica tra il brano di De André e la versione originale.

Della "Canzone del Maggio" esiste una versione molto più cruda nel testo presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, anche perché fu sottoposta a censura.

La bomba in testa

In questa canzone l'impiegato si confronta con i sessantottini e si unisce idealmente ai giovani, seppur con anni di ritardo. Sceglie però un approccio individualista e violento.

L'impiegato prende coscienza di ciò che quei giovani avevano fatto, e quello per cui avevano lottato, e della sua situazione ricca di conformismi e frasi fatte, di lavoro ed obbedienza senza alzate di testa, e lì capisce quanto ne sia distante ma soprattutto si scuote dal torpore in cui la società media fa piombare. Dopo la necessaria presa di coscienza si rende conto che l'odio e l'impeto in lui risvegliatisi sono sufficienti affinché possa avere una rivalsa, anche da solo, nei confronti di chi, per via della falsa morale imperante, dà lustro ad una sfaccettatura del proprio io celando l'interezza del pensiero e dell'essere per non apparire fuori schema, così come avevano fatto coloro che nel maggio francese anziché supportare la rivoluzione erano rimasti a guardare, se non diffidenti, indifferenti.

Al ballo mascherato

Questa canzone rappresenta il primo sogno, la prima esperienza onirica nella quale con l'esplosivo fa saltare tutte le maschere di ipocrisia ai simboli del potere. Qui il potere è espresso in tutte le sfaccettature della società borghese: culturali, parentali, politiche ed ideologiche, religiose etc. L'intento è quello di togliere la maschera agli ipocriti, delegittimare il potere e colpire le istituzioni.

Sogno numero due

Nel suo secondo sogno l'impiegato è sotto processo e smascherato dal giudice, che gli fa notare come la bomba abbia rinnovato ed alimentato il sistema; seguendo la sua personale brama di potere, l'impiegato ha infatti giudicato e giustiziato i potenti per ritagliarsi un posto. Nelle parole del giudice si delinea la criticità di De André nei confronti dell'operato dei brigatisti rossi e degli altri nuclei di lotta armata, soprattutto in riferimento alla Strategia della tensione.

La canzone del padre

Il giudice ha concesso all'impiegato di prendere il posto di uno dei potenti uccisi, e questi assume il ruolo di suo padre, scoprendo la miseria e la marginalità della sua vita. La miseria ed il degrado della vita familiare, le paure bieche e piccole prendono il sopravvento fino a svegliarlo dal sogno. L'impiegato si è svegliato e vuole concretizzare il sogno di violenza, convinto di non ripetere i propri errori.

Il bombarolo

L'impiegato ormai è un bombarolo che fabbrica il suo ordigno, pronto a concretizzare i suoi sogni e colpire il potere. Ha individuato il suo bersaglio nel Parlamento, ma fallisce miseramente ed il suo gesto individualista lo isola ulteriormente, con la sua donna che se ne prende le distanze, apparendo su tutti i giornali.

Verranno a chiederti del nostro amore

L'impiegato, dal carcere, vede la sua donna intervistata, la vede schernirsi davanti ai giornali e ripensa al loro rapporto. Ora che sono separati dal carcere l'impiegato guarda alla donna e teme per il suo futuro, quasi rassegnato, chiedendole di prenderlo in mano e fare le proprie scelte con autonomia.

Nella mia ora di libertà

L'impiegato, in carcere, compie la maturazione definitiva tra l'individualismo ed il collettivismo. Nel carcere inizia uno sciopero dell'ora d'aria per costringere nel carcere anche i secondini, come protesta pacifica e non violenta. Dopo una analisi della ingiustizia di un carcere che non racchiude che i deboli, ritorna a parlare della protesta. Se ad inizio canzone, come per le canzoni precedenti, l'impiegato aveva sempre parlato al singolare, ora l'impiegato parla insieme agli altri carcerati, al plurale, avendo acquisito una coscienza collettiva.


Vi invito, inoltre, a leggere i link sul “maggio francese” e sulla “strategia della tensione”.


Segue il testo in francese, e poi in italiano, di Chacun de vous est concerné e la traduzione più simile all’originale, quella più cruda.


Même si le mois de mai,
Ne vous a guère touché.
Même s’il n’y a pas eu,
De manif’ dans votre rue.
Même si votre voiture
n’a pas été incendiée,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez feints,
De croire qu’il ne se passait rien.
Quand dans le pays entier,
Des usines s’arrêtaient.
Même si vous n’avez rien fait,
Pour aider ceux qui luttaient,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez fermé,
Votre porte à notre nez,
Une nuit où nous avions,
Les CRS aux talons,
Si vous nous avez laissés,
Matraqués sur le palier,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si dans votre ville,
Tout est resté bien tranquille.
Sans pavés, sans barricades,
Sans blessés et sans grenades.
Même si vous avez gobé,
Ce que disait la télé,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.

Même si vous croyez maintenant,
Que tout est bien comme avant,
Parce que vous avez voté,
L’ordre et la sécurité.
Même si vous ne voulez pas,
Que bientôt on remette ça,
Même si vous vous en foutez.
Chacun de vous est concerné.


CANZONE DEL MAGGIO

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta
che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il tempo
gli avete fatto perdere tempo.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
voi siete stato lo strumento
per farci perdere un sacco di tempo.

Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
se sono rimasti a posto
perfino i sassi nei vostri viali
se avete preso per buone
le "verità" dei vostri giornali
non vi è rimasto nessun argomento
per farci ancora perdere tempo.

Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
"Ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte

voi non potete fermare il tempo
gli fate solo perdere tempo.

Alessio

5 commenti:

Marco tartaruga ha detto...

è il racconto di un epoca

Altea ha detto...

sto riscoprendo de andrè ultimamente dato che mi ritrovo per pura fortuna 'intera discografia e devo dire che mi lascia sempre una scossa quando lo ascolto...vedo che hai scritto il testo inedito della canzone del maggio che è ancora più forte di quella ufficiale...ci sono delle canzoni davvero incredibili,ma nn ero mai riuscita a capirle così profondamente...farò ricerche più approfondite,anche per gli altri dischi,è interssantissimo!!
Altea

Anonimo ha detto...

davvero un post bellissimo.
_giorgia_

Layla ha detto...

Non passavo un pò su internet nè su questo bellissimo blog...che dire?...Alessio sei tornato alla grande!!!:)
mi hai fatto venire una grande curiosità e mi procurerò al più presto il cd....conoco alcune delle canzoni ma non credevo fossero loegate da n filo conduttore...ora prendono tutto un'altro contorno...
Grazie mille!...e complimenti!ciao!:)

Claudio Landi ha detto...

mi fa molto piacere che ci siano persone che cercano di penetrare nei vari significati di una cosa non limitandosi a quello che appare e che molte volte confonde.

hai ragione questo album è il racconto dei sentimenti insiti in un borghese che "si sentiva normale" e che poi è riuscito a fuoriuscire dalla sua normalità per ben due volte dopo essere stato ricondotto in essa dal giudice che lo condanna "a stare sul ponte e guardare le altre navi passare".

alla fine però l'impiegato ricade nell'eccesso opposto, cioè quello di conformarsi ad un'altra massa che altro non è che l'altra faccia della stessa medaglia conformista che dominava la borghesia.il movimento sessantottino.

quasi assorbito dalla visione del mondo della massa ribelle egli ci si amalgama e alla fine degenera nella figura goffa e derisa del bombarolo.

il massimo della presa coscienza di sè arriva proprio nell'ultima traccia"la mia ora di libertà" dove de andrè riesce a delineare i tratti di quella libertà individualista e responsabile che porta il detenuto a rifiutare l'ora d'aria pur di non "respirarla con un secondino".

la traccia che personalmente mi ha più colpito è quella in cui viene condannato dal giudice e nella quale faber delinea un altro concetto (anarchico) del giudizio personale.L'impiegato deve decidere ,invitato dal giudice che gli ricorda che egli solo è il potere, se vuole essere"assolto o condannato" alla fine verra condannato alla mediocrità del padre "ucciso in un sogno precedente".

un album complesso e contorto a tratti triste e molto crudo di significato...un capolavoro.