lunedì, marzo 19, 2007

Chaplin… le opinioni di un vagabondo


Conscio della mia limitatezza nella conoscenza del Cinema (e ahimè non solo), mi avvalgo di un articolo tratta da Il venerdì di Repubblica che presenta questo libro, con la prefazione di Dario Fo: “Opinioni di un vagabondo: mezzo secolo di interviste”… il personaggio di cui si parla è Charlie Chaplin (o Charles Spencer Chaplin), nato nel 1889 e morto nel 1977.

La sua filmografia è sterminata e penso che tutti avremo visto qualche scena dei suoi film o sketch più famosi in Tv. Quelli che ho visto e chi mi sento di consigliare sono: Il grande dittatore (forse il più conosciuto; celebre la scena di Chaplin che gioca con il mondo), Il monello, Tempi moderni, Luci della città, La febbre dell’oro e Luci della ribalta. Interessante sarebbe anche leggere la sua biografia.
In Luci della città, c'è una scena che Ingrao ha definito una delle più belle della storia del cinema; credo che il suo giudizio sia condivisibile. Non voglio rovinarvi la sorpresa nè descriverla: provate a vedere l'intervista nel programma di Fazio, Che tempo che fa, al compagno Ingrao... oppure guardate il film, capirete immediatamente di quale scena si parli.
Ne Il grande dittatore, oltre la già citata scena, ce n'è un'altra che va evidenziata; potete vederla anche su youtube.com. E' definito il Discorso all'umanità, ed è la sequenza in cui Chaplin parla alla nazione...
In Luci della ribalta Chaplin recita insieme ad un altro grande attore del cinema muto, Buster Keaton. Entrambi invecchiati, mostrano la sorte degli attori del muto nell'era del sonoro (destino che non toccò Chaplin, ma che "rovinò" Keaton).

Dall'articolo: “Chaplin aveva il vezzo di ritenersi personaggio piuttosto deludente e dotato di scarso interesse. ‘Anche se non sono un pessimista e un misantropo, ci sono giorni in cui il contatto con qualsiasi essere umano mi fa sentire male fisicamente. In quei periodi sono oppresso da ciò che i romantici definivano “stanchezza del mondo”, mi sento un completo estraneo nei confronti della vita. Come se avessi sbagliato pianeta ’”. Dario Fo nota nell’introduzione che insistendo su tematiche come la poesia, la malinconia, il romanticismo si è finito col tacere della rabbia di Chaplin, sentimento che nasce dall’esperienza della sua vita: cresciuto negli slum londinesi, da genitori piuttosto poveri. Vita che trova il suo sfogo nei film e nelle comiche: “non c’è sequenza che non parli dello sgomento di fronte a un trauma antropologico che ormai giace sepolto nel nostro Dna: lo shock della civiltà automatica, della vita organizzata dove il lavoro è tutto e tutto è lavoro, dell’irruzione delle masse e delle megalopoli, indecenti, ma dove tocca campare, amare, provare a restare decenti. Come Charlot”. Nonostante il sonoro che non fece la sua rovina, ma che Chaplin seppe utilizzare con ingegno e originalità, dapprima soltanto con suoni e rumori, poi anche con la voce, “continuò a cantarle a un mondo che peggiorava a vista d’occhio” riconoscendo che “il meglio l’aveva dato nel muto: ‘Sapevo che col sonoro avrei perso molta della mia eloquenza’”.

A tarda età, “il cinema non parlava più la sua lingua rarefatta, ideogrammatica, del bianco e nero e del muto. Strombazzava sempre più le emozioni invece di suggerirle”. Dice Chaplin: “preferisco l’ombra di un treno che passa su un viso piuttosto che un’intera stazione ferroviaria”; e ancora, la sua sequenza ideale: “La scena che avrei sempre voluto girare: un uomo e una donna che hanno vissuto molto tempo insieme e poi si separano. Tempo dopo si incontrano in un ristorante, entrambi con un nuovo partner. Si dicono soltanto: “Ciao, come stai?”. Un cenno del capo, e passano oltre. Un legame così stretto, e poi quel terribile distaccarsi”. Dissolvenza.

Provate a vedere qualche suo film, uno qualsiasi. Tornate con la mente agli anni '20-'30; pensate cosa volesse significare allora comicità. Vi renderete conto delle novità che Chaplin, come Keaton e i fratelli Marx, portarono per la prima volta su pellicola: semplice, ma immortale, umorismo.

Alessio

11 commenti:

serena ha detto...

bravo alessio! ;-)

serena ha detto...

ok, scherzavo...
ancora devo leggerlo...
lo leggo e prometto che ti scrivo un commento decente!

Marco tartaruga ha detto...

di Chaplin ho visto "Il grande dittatore" lo trovai molto interessante...non solo ironico ma anke molto pensieroso. Fa ironia sugli orrori di ciò ke è stato. in effetti rispetto agli altri si sente qualcosa in + ...a me suscita un umoristico birbone ma allo stesso tempo triste e serio. bho forse questo voleva trasmette

il Bruco ha detto...

POrcaccia!
non ci crederai ma ancora devo vedere un suo film!
ho visto solo degli spezzoni!
In compenso ho visto un documentario che parlava della sua vita...fino alla sua morte...
Non so che film era, ma l'ultima scena c'era lui (ormai vecchio) che muore...e si dice che quella morte rappresenti la morte del cinema...
Se sai dirmene di piu' su questo film fammi sapere...
simone

alessio ha detto...

Veramente questo fatto io non lo sapevo proprio... uhm.
Il film di cui parli è sicuramente Luci della ribalta.
Penso che la sua morte stia ad indicare la morte del cinema muto, il destino di quegli attori e l'avvento del sonoro.

In realtà Chaplin sopravviverà alla fine del muto. Nei film con il sonoro inserirà da principio solo dei suoni e dei rumori, evitando dei discorsi... strategia geniale. Infine proverà anche il sonoro e in quel che ho potuto vedere io, il risultato non è affato scarso.

A proposito di quel che potrete vedere nei film comici in bianco e nero.
Molta della comicità odierna è ispirata a quella di attori come Chaplin, Groucho Marx, Buster Keaton.
Tra gli altri, le citazioni sono riscontrabili in Woody Allen, che in alcune scene sembra proprio Marx.

Marco tartaruga ha detto...

scusate ma qualcuno ha altri film di Chaplin????

alessio ha detto...

Sì, io! io!
ma anche il Buongiorgio dovrebbe averne altri...

Comunque per queste vacanze scendo e ti presto qualcosa...

Grazie per i due commenti... esclusi noi de Il bruco, ci sono solo i tuoi e quelli di serena... infinitamente preziosi! eh eh.

Altri due post e chiudo... :D

Alla prossima.

Antonio ha detto...

alla tenera età di 14 anni vidi per la prima volta un suo film..ricordo ancora..il pomeriggio di estate nell'attesa dell'arrivo delle 6 per uscire giravo i canali..lo pescai proprio sull'inizio..Tempi Moderni..ne rimasi stupefatto...abilissimo attore anche a livello fisico..faceva tipo quei gesti alla ToTò( altra grande personalità) capite quali??? quei giochetti con la bombetta( il cappello..ahaah)..memorabile la scena in cui si esibisce cantando..troppo bello!!!

ciauuuuu

Anonimo ha detto...

ciao, sto scrivendo una tesi e m'interessa sapere da dove hai preso la citazione "... lo shok della civiltà automatica, etc.." . sì, dall'articolo del venerdì, giusto? ma è tratta dal libro, da dove? grazie in anticipo, marie

alessio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
alessio ha detto...

eh... uhm, dall'introduzione di Fo del libro citato nell'articolo: “Opinioni di un vagabondo: mezzo secolo di interviste”.

Purtroppo ho buttato tutti i ritagli del Venerdì che avevo, quindi posso rifarmi solo a quest'articolo.

Su questo link puoi trovare qualche informazione sul libro: http://www.anobii.com/books/Opinioni_di_un_vagabondo/9788875211073/01657b4eca941d7aa6/

Se poi mi invii la tesi a questo indirizzo, la leggo volentieri anacletoilgufo@tele2.it :P

In bocca al lupo..
alessio